Spazio Museale e Sito Archeologico

L’attuale chiesa di San Cataldo, costruita nel 1697, occupa uno dei punti nevralgici del pianoro dove si è sviluppata la città di Enna. Il luogo funge da punto di congiunzione fra lo sperone occidentale con quello orientale, che caratterizzano la morfologia dell’altura. La particolare posizione ha favorito l’incremento dei principali assi viari della città che da piazza Balata si collegavano con le porte d’ingresso della città.  Da qui passa anche l’odierna via Roma che rappresenta la strada principale della città e dalla quale si sono sviluppate, richiamando la cosiddetta “struttura ad albero”, le vie secondarie utili a raggiungere i quartieri periferici. La zona nell’antichità doveva presentare un andamento del piano roccioso che da piazza Balata si eleva verso occidente e oriente, infatti la chiesa poggia su un banco roccioso che presenta un dislivello di una decina di metri rispetto alla quota più bassa della piazza.

La prima frequentazione umana dell’area è testimoniata dal rinvenimento di ceramica a vernice nera di età classica (VI – V sec. a.C.), mentre al periodo romano sono ascrivibili i frammenti di ceramica sigillata aretina. Successivamente la perifericità della zona, rispetto all’abitato antico, ha fatto in modo che essa fosse sfruttata come necropoli. Nella roccia furono scavate tombe a fossa ad iniziare dall’ XI – XII secolo, fino al momento in cui, durante il XII – XIII, viene costruita la prima chiesa dedicata a San Cataldo. Anche dopo l’edificazione della chiesa la necropoli non perde la sua funzione. Le stesse tombe continuano ad essere riutilizzate fino a quando nel 1697 viene costruita la chiesa attuale.

Il culto di San Cataldo fu introdotto in Sicilia dai normanni che edificarono chiese in diversi centri. La più antica e famosa si fa risalire al 1161 e si trova a Palermo adiacente alla chiesa della Martorana. La chiesa presenta uno stile prettamente orientale con arcate esterne e tre singolari cupolette di color rosso sul tetto.

In età medioevale i primi documenti ennesi sulla presenza di una chiesa dedicata a San Cataldo risalgono intorno al 1300, quando la chiesa è inserita nell’elenco di quelle che pagano la decima (tassa riscossa dall’ente ecclesiastico). Il Littara nella sua Aennensis Historiae del 1586 registra la presenza della chiesa di San Cataldo citandola subito dopo la chiesa di San Giovanni, ritenuta più antica della chiesa Madre, “sotto i figli e i nipoti di Ruggero leggiamo che niente ad Enna cambiò. Rimondate, infine, le turpitudini degli uomini empissimi, furono allestite chiese per i cristiani, reintegrate le leggi, ricondotta ogni cosa alla sua forma migliore.”   

Grazie allo scavo archeologico eseguito nel 1990 e diretto dall’archeologa Enza Cilia Platamone, a seguito dei lavori di restauro che hanno coinvolto l’edificio, è stato possibile ricostruire in parte la storia dell’area e dell’edificio.

Le tracce di un primo edificio sono stati individuate nell’angolo nord – est dell’attuale chiesa, si tratta dell’abside rettangolare a conci squadrati, contrafforti angolari e cordolo sagomato della prima chiesa dedicata a San Cataldo. La costruzione, impostata sopra il banco roccioso, in alcuni punti si sovrappone alle tombe già presenti a conferma che l’area nel periodo precedente era stata utilizzata solo come necropoli.  Il lato opposto di questo edificio è stato rinvenuto nei pressi dell’odierno altare della chiesa.

Non sembra azzardato assegnare questa prima edificazione al periodo normanno (XII-XIII secolo), quando il tessuto urbano della città si espande con la nascita di nuovi quartieri a seguito dell’insediamento di coloni (Lombardi?) nella città avvenuto dopo la liberazione dagli arabi. L’edificio religioso fu costruito con un orientamento opposto a quello attuale e sembra essere in relazione con una strada lastricata che attraversava in senso nordest/sudovest la zona.

L’area della navata ha restituito: una tomba monumentale databile prima dell’edificazione della chiesa; tredici tombe a fossa  (cinque a pianta rettangolare) e due cripte.

I saggi di scavo effettati sul lato nord della chiesa ( sagrestia – giardino ) hanno consentito la scoperta di altre cinque tombe a fossa di forma rettangolare, di una grande cripta, svuotata e con accesso murato, costruita sfruttando strutture murarie preesistenti. I muri di altre costruzioni sono stati rinvenuti nel saggio aperto nel giardino della chiesa. Il loro orientamento completamente diverso degli edifici religiosi suggerisce l’ipotesi che possa trattarsi di abitazioni appartenenti a fasi più antiche.

Il riutilizzo della necropoli, durato per più di 600 anni, non permette di formulare una puntuale datazione relativa al momento delle singole deposizioni. I dati di scavo comprovano che l’area era utilizzata come necropoli già prima della edificazione della chiesa del periodo normanno, con deposizioni risalenti all’ XI – XII secolo, quando ad Enna convive sia l’elemento arabo che quello normanno. Il rinvenimento di ceramica invetriata piombifera e di invetriate verdi in alcune tombe suggeriscono l’ipotesi che possa trattarsi di defunti di etnia araba. Subito dopo la costruzione del primo impianto il sottosuolo della chiesa continua ad essere sfruttato come cimitero. Il maggior numero di deposizioni sembra risalire al XIV – XV secolo, come confermato dal rinvenimento di monete emesse durante il periodo aragonese. Il passaggio fra il primo impianto e la chiesa attuale vede l’area cimiteriale subire una trasformazione. Alcuni muri del vecchio edificio demolito vengono sfruttati per la costruzione delle cripte che da quel momento saranno gestite dalla confraternita che si insedia nella parrocchia.

A cura di Sandro Amata