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| Via Kamuth, 8 -94100 ENNA | |||||||||||
| San Cataldo Vescovo e Confessore | ||||||||
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Nato in Irlanda nei primi anni del VII secolo fu allievo e poi maestro nel celebre monastero di Lismore. Pervenne all'episcopato in modo eccezionale. Distribuito il suo patrimonio ai poveri, dopo la morte dei genitori, e fattosi sacerdote, aveva operato vari miracoli, fra cui il risveglio d'un morto. A seguito di ciò denunziato per esercizio di anti magiche da Maltride Duca dei Desii, al re di Munster, fu imprigionato. La morte improvvisa di Meltride e l'apparizione notturma di due angeli al re, portarono alla scarcerazione del Santo, e alla sua nomina a Vescovo di Rachan, la cui mensa vescovile fu dallo stesso re dotato delle rendite dei possedimenti di Meltride. Dopo aver retto per alcuni anni la diocesi, Cataldo partì (secondo alcuni verso il 666) per il pellegrinaggio in Terra Santa. Al ritorno compì in mare alcuni miracoli, risuscitando un marinaio caduto dall'albero della nave e sedando una tempesta. |
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| Fece naufragio nel golfo stesso di Taranto. Incaminatosi poi verso Taranto, guari per strada una pastorella sordomuta e all'ingresso della città guarì e battezzò un mendicante cieco. A richiesta dei Tarantini, che in quel momento erano senza vescovo, accettò di salire nel seggio episcopale e si dedicò subito con grande zelo alla predicazione e alla riforma dei costumi del clero e del popolo, risollevando la liturgia e specialmente la recitazione dell'ufficio divino e costruendo nuove chiese. Dopo aver retto la chiesa di Taranto per circa quindici anni, un 8 di Marzo, pronunziata un'edificante omelia "in Domino obdormivit seculo septimo ad finem vergente". (Fine del VII e inizio dell' VIII secolo). Fu seTlto sotto il pavimento della cattedrale. La città di Taranto fu distrutta dai Saraceni nel 927 e ridotta a un mucchio di rovine, rimase abbandonata per quarant'anni. Poi, a poco a poco, la popolazione cominciò a ritornarvi e a intraprendere l'opera di ricostruzione. Per tali circostanze si era perduta la memoria del luogo della sepoltura di Cataldo. Nel 1071, sotto il Vescovo Drogone riedificatore della cattedrale di Taranto, si ebbe l'invenzione il giorno 10 di Maggio del corpo di S. Cataldo nella Cappella di S. Giovanni in Galilea, che corrisponde all'attuale battistero e il Vescovo lo collocò onorevolmente nell'urna primitiva sotto l' altare maggiore della nuova cattedrale.
In tale occasione si compirono quattro grandi guarigioni miracolose. Nel 1107 il Vescovo Rainaldo compì una ricognizione delle reliquie e ricompose in un'altra urna, senza toglierle dell'altare maggiore. Nel 1151 fu fatta la traslazione delle ossa del Santo dall'altare maggiore alla cappella speciale fatta costruire dall'arcivescovo Giraldo, cappella corrispondente al vestibolo dell'attuale cappellone. In tale circostanza, in cui avvennero nuove numerosissime guarigioni di paralitici, ciechi energumeni, epilettici, scrofolosi, fu riaperta l'urna del Santo e le sue reliquie furono poste in una nuova urna d'argento, con una croce d'oro ricca di gemme. IL CULTO Genova - Lombardia - Emilia - Bologna - Rimini - Venezia - Verona - Roma (una reliquia) - Marche - Salerno - Taranto - Bari. Sicilia: S. Lucia del Mela - S. Gagliamo Castelferrato (reliquia con autentica) - 1612 (raccolta di alloro) - Nicosia - Enna (la nostra parrocchia dedicata al Santo come titolare e patrono) - San Cataldo (prov. Caltanissetta) - Gangi (con reliquia) - Duomo di Cefalù (colonna di granito dipinta la figura del santo e bastone d'avorio con la figura scolpita). Palermo: vicino ai quattro canti e vicino la chiesa normanna della Martorana, si erge una chiesetta intitolata a S. Cataldo del 1161. |
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